Categoria: Notizie
Bruseghin: vengo al palio dei mussi!
Data: 19/02/10

Marzio Bruseghin a 360 gradi. E promette una scappata speciale a Riese Pio X

Per assurdo, non mi dispiacerebbe essere ricordato come quello che allevava asini…”. Come sempre sincero e di una semplicità disarmante, Marzio Bruseghin trentacinquenne ciclista vittoriese oggi uomo-fatica della “Caisse d’Epargne” la squadra iberica che l’ha ingaggiato per Giro, Tour e Vuelta. Il corridore è stato ospite di una manifestazione organizzata dal patron Gianpietro Bonin ed è stata l’occasione per una chiacchierata a tutto tondo.
“Impegni ciclistici permettendo -ha spiegato - spero di essere presente a Riese al prossimo Palio dei mussi, per stringere così un gemellaggio con il mio allevamento”.

Lui infatti ne ha più di una trentina nella sua tenuta e da qualche giorno ne è nato un altro…
Allora Bruseghin, perché ancora la Spagna dopo l’esperienza alla Lampre e prima alla Banesto?
“Perché la Spagna è legata al trevigiano. Con Pinerallo c’è un grande rapporto ancora dai tempi della Banesto e di Indurain e quindi c’è questo rapporto particolare. Poi avevo voglia di cambiare per trovare nuovi stimoli e nuove motivazioni”.
E pensare che la stagione è andata benino.
“Volevo fare bene al Giro e sono andato benino tenendo presente che i primi sei erano fortissimi. Poi una caduta al Tour me lo ha compromesso mentre al mondiale abbiamo fatto il nostro dovere. Purtroppo al Giro potevo fare di più; ho dato tutto”.
E il mondiale, ci si aspettava molto dall’Italia…
“Ma al mondiale abbiamo corso bene, come nazionale non abbiamo sbagliato nulla. Certo si poteva vincere anche il quarto mondiale consecutivo ma non sempre è possibile perché fortunatamente ci sono anche gli avversari”.
Quindici anni di professionismo, il ciclismo si è evoluto o involuto?
“Ma il ciclismo è metafora di vita. Cambia come cambia la società ed i corridori non sono gli stessi di 15-20 anni fa ma cambiano, alcuni in peggio, altri no”.
I ciclisti faticano e prendono poco, i calciatori meno e prendono di più; rode?

“Ma no, io penso che la gente, la maggioranza guardi con ammirazione e rispetto alle fatiche dei ciclisti e noi lo sentiamo dall’affetto che ci stringe che ci avvolge anche in iniziative come questa”.

Nel 2012 il Giro potrebbe partire da Washington, il ciclismo sempre più evento mediatico?
“Evidentemente se hanno preferito il ciclismo al calcio un motivo ci sarà pure. Ma io penso che più che guardare l’immagine, ci voglia rispetto per chi corre il giro”.
Un consiglio a un ragazzino per avvicinarlo al ciclismo...

“Ma il ciclismo non va consigliato, va sentito, la passione è alla base di tutto. Il ciclismo è come il rugby, rompe gli schemi, sport originale di fascino, vecchio e allo stesso tempo moderno. Impossibile consigliarlo, bisogna sceglierlo”.
Gabriele Zanchin


Questa è una versione ecologica dell'articolo e adatta alla stampa.
Utilizzando meno carta e meno inchiostro aiutiamo l'ambiente!