E’ curiosa, la storia di Federico “Fede” Marchetti, originario di Cassola (Vicenza), portiere della nazionale azzurra uscita così malconcia dai mondiali sudafricani.
Ed è un po’ in controtendenza, perché racconta di un campione che è “esploso” a 26/27 anni, in tempi poco usuali, quando pochi se lo aspettavano, e forse neanche lui. Marchetti, la cui famiglia è orginaria della piccola frazione di Bodi, ha fatto in tempo a frequentare le medie, a Cassola. Aveva iniziato a tirar calci nel calcio San Marco, presto però era passato al vicino Bessica. E da lì, quattordicenne, era volato nelle giovanili del Torino, dopo essere stato “visto” da qualche osservatore.
Il giovane Federico, lontano dalla famiglia, nella città della Fiat ha stretto i denti e fatto sacrifici, studiando ragioneria e “scalando” le squadre giovanili granata. Quando fu però il momento di fare sul serio, il glorioso Torino nel 2005 finì imbucato in una situazione di dissesto finanziario. Per Federico, passato da Crotone a Pro Vercelli, Treviso e Biellese, il momento fu proprio catartico.
Rischiò di restare a piedi e di mollare il calcio. Come racconta il parroco don Emanuele Gasparini, che è tra i suoi principali promoter, si scoprì eccessivamente precarizzato e telefonò alla mamma: «Stavolta torno a casa, mi trovo un lavoro da elettricista o da operaio e amen».
Sarebbe stato un vero peccato. Un talento sprecato. Invece la buona sorte fece scattare la scintilla. La bergamasca Albinoleffe, in serie B, cercava un portiere e la chiamata per Federico fu la benvenuta. Marchetti disputò un paio di ottime annate e perfino i playoff, sfiorando la promozione in serie A nel 2006. Finalmente dunque c’era stata un po’ di giustizia e il biondo portiere di Cassola aveva avuto il modo di arrivare alla ribalta.
Il Cagliari, in A, lo prese in prestito e nel giugno dell’anno scorso ne riscattò l’intero cartellino per una cifra intorno ai quattro milioni e mezzo di euro.
Il 2009 è stato anche l’anno della consacrazione, con la prima chiamata in nazionale. Così il n. 22 del Cagliari (una sua maglia celestina originale di portiere isolano è esposta con orgoglio al bar del patronato cassolese) diventa anche il numero 2 della nazionale, il dopo Buffon. E il mal di schiena del “portiere più forte del mondo”, ai mondiali in Sudafrica, lo proietta
tra i pali azzurri.
Naturalmente poteva essere un po’ più fortunato. Si è trovato a difendere la porta della nazionale più squinternata della storia.
Cinque tempi giocati, quattro gol subiti: una media poco accattivante.
Il match con la Slovacchia è stato eloquente: attaccanti che arrivavano da ogni parte, corridoi che si aprivano, una difesa sempre in ritardo e lui che non poteva certo fare i miracoli.
Lo stesso Fede ha patito la giornata no degli azzurri, dimostrando qualche incertezza. E l’uscita tra le polemiche dall’Italia ora rischia di travolgere anche lui che è tra i minori responsabili della débacle.
«Sappiamo che è abbacchiato, deluso come noi, ma per noi Federico è sempre Federico – dice don Emanuele – ha pagato lo scotto di un team che non girava. Ma potenzialità ne ha tante».
Anche l’assessore allo sport Davide Tosatto riconosce che non è stato impeccabile in Sudafrica, ma gli augura stavolta di fare il salto in una società ancor più blasonata. D’altra parte, aggiunge l’ex portiere Mario Lorenzato (già col Bassano degli anni d’oro in D), nonostante sembri mancargli un tot d’esperienza anche per il fatto di essersi trovato in primissima linea senza un pedigree internazionale, è istintivamente forte ed è indubbiamente il numero due d’Italia.
Insomma, la favola di Federico può continuare.
Claudio Strati
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